La CIPOLLA di CERTALDO

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Certaldo, incantevole borgo medievale alle porte di Firenze, non è famosa solo per aver dato i natali al grande scrittore Giovanni Boccaccio, ma anche per un prodotto della terra, profumato e dal gusto assai deciso: la cipolla di Certaldo.

“Certaldo è un castello di Val d’Elsa posto nel nostro contado… Nel quale usò un lungo tempo d’andare ogn’anno una volta, un de’ frati di Santo Antonio, il cui nome era frate Cipolla, forse non meno per lo nome che per altra divozione vedutovi volentieri, con ciò sia cosa che quel terreno produca cipolle famose per tutta la Toscana”. (Giovanni Boccaccio, Decameron, VI libro)
Ancor precedente rispetto alle visite di Frà Cipolla è l’inserimento del prezioso ortaggio nello stemma del comune, ad opera, probabilmente, dei Conti Alberti, feudatari del luogo durante il XII secolo. Lo stemma, formato da uno scudo bipartito bianco e rosso, con la cipolla troneggiante sul campo bianco, recava il motto “Per natura sono forte e dolce ancora/ e piaccio a chi sta e a chi lavora”. Probabilmente ispirato alla diffusa coltivazione della cipolla nel territorio e allo spirito forte e dolce al tempo stesso dei certaldesi. Nel 1633, i priori che governavano il paese, ritenendo forse poco nobile quello stemma, decisero di sostituirlo con un più tradizionale scudo con leone rampante. Nel 1867, con un atto del Consiglio comunale, si decise di tornare allo stemma originario.

La cipolla di Certaldo si può, quindi, considerare un elemento fondante dell’identità cittadina. Simbolo e bandiera di una civiltà contadina di antichissime tradizioni.  A Certaldo le cipolle hanno fornito spunti per ogni portata. Sono ottime in zuppa: si fanno appassire nell’olio caldo, si passano al setaccio e si aggiungono un poco di brodo vegetale e alcune patate fino a formare un crema densa. Si serve con un poco di pepe, olio e crostini di pane toscano. La cipolla di Certaldo è importante anche nella francesina, o lesso rifatto. Il muscolo di vitello, lessato e poi raffreddato, si taglia a piccoli pezzi che sono soffritti in padella con la cipolla e il pomodoro, alla fine si aggiunge il brodo per mantenere il tutto morbido. Un motivo di vanto per tutto il territorio, tanto che la Regione Toscana ha riconosciuto ufficialmente la cipolla di Certaldo come uno dei prodotti tipici tradizionali. Quale sarà il segreto per cui questa cipolla succosa, dolce e sapida è così buona e particolare solo in quest’angolo di Toscana? Forse il terreno argilloso e il clima non troppo piovoso ma umido. Fatto sta che è un piacere irrinunciabile.

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La CIPOLLA di CERTALDO

Vernaccia di San Gimignano

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Nessun vino italiano può vantare una storia lunga secoli come la Vernaccia di San Gimignano.

Alla fine del Duecento appare in Europa sulle mense dei re, dei papi, dei ricchi mercanti. E’ un vino bianco, il colore della regalità: «coppe, nappi, bacini d’oro e d’argento / Vin greco di riviera e di vernaccia» recita il poeta sangimignanese Folgòre all’inizio del Trecento. Con ogni probabilità il nome Vernaccia deriva da Vernazza, luogo d’imbarco della produzione ligure. E proprio la Vernaccia è il vino più ricercato e prezioso. Le gabelle di San Gimignano lo segnalano già nel 1276: una «salma vini de vernaccia ad mulum, soldi 3»; Salimbene de Adam lo descrive prodotto nelle Cinque Terre nel 1285, molti poeti francesi del periodo lo cantano come il vino più prezioso: «in verità, di tutti i vini è il non plus ultra» scrivono Jeofrois de Wateford e Servais Copale. Nel Trecento ottiene un successo straordinario non solo sulle tavole delle classi dominanti. La storia della letteratura riporta un crescendo di estimatori: da Cecco Angiolieri a Dante, da Boccaccio a Franco Sacchetti, dai francesi Eustache Deschamps e Jean Froissart agli inglesi John Gower e Geoffrey Chaucer. Quest’ultimo la prescrive al vecchio Januarie per affrontare la notte con la giovane sposa: «He drinkkith ypocras, clarre, and vernage / of spices hote, to encrese his corrage».

Nel 1966 è il primo vino italiano ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata. Nel 1972 la creazione del Consorzio della Vernaccia, poi Consorzio della Denominazione San Gimignano, dà nuovo slancio alla produzione che cresce progressivamente in quantità e qualità ottenendo nel 1993 la Docg, il massimo riconoscimento della legislazione italiana vigente. Gli ultimi venti anni sono contraddistinti da un’ulteriore e generalizzata crescita della qualità del vino come dalla ricerca della salubrità del prodotto, e dalla ricerca delle caratteristiche peculiari della Vernaccia di San Gimignano attraverso la consapevolezza “antica” dei produttori di interpretare una “nuova tradizione”.

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Il Museo del vino Vernaccia di San Gimignano è un omaggio alla qualità e al prestigio del vino sangimignanese e alle sue fortune. I vini prodotti a San Gimignano sono la Vernaccia di San Gimignano DOCG, il San Gimignano Rosso DOC, il San Gimignano Rosato DOC, il San Gimignano Vin Santo DOC e diversi l’IGT Toscana per una produzione complessiva di 10 milioni di bottiglie annue; il 70% viene esportata all’estero, mentre il restante 30% viene venduto sul mercato interno.

Il Museo, progettato dall’architetto Duccio Santini e realizzato nella Villa della Rocca di Montestaffoli, punto più alto della Città da dove si abbraccia in un unico sguardo tutte le vigne del territorio, è stato realizzato dal’Amministrazione Comunale con la collaborazione del Consorzio della Denominazione, dell’Associazione Pro Loco e dell’Associazione Strada del vino Vernaccia che attualmente lo gestisce.
Il Museo propone un itinerario attraverso il vino sangimignanese. Grazie a pannelli, immagini, foto, strumenti interattivi per dialogare con enti e aziende, ma anche tramite a percezioni di tipo visivo e olfattivo, il visitatore farà un viaggio nell’essenza del vino, in uno spazio dedicato alle sensazioni: all’odore della vinaccia, alle immagini dell’uva che viene spremuta, al gorgoglìo del vino che fermenta…
I video proiettati nelle sale del museo raccontano la nascita e la storia della Vernaccia di San Gimignano, offrono un corso di degustazione e le immagini della filiera produttiva, mentre il video “Cinevino” racconta la lunga storia di San Gimignano ed il cinema da Tyron Power a Alida Valli, dai fratelli Taviani a Franco Zeffirelli.
Un museo del vino tuttavia non può che essere degustazione. Tutti i migliori vini del territorio possono essere degustati con la sapiente guida di un sommelier in grado di dare ogni informazione su tutta la filiera dalla vigna alla bottiglia e sulle caratteristiche organolettiche di ogni vino. http://www.sangimignano.com

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Vernaccia di San Gimignano

Il Duomo di San Gimignano

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San Gimignano con le sue caratteristiche torri medievali rappresenta uno dei borghi piu affascinanti d’Italia. Oggi vorrei soffermarmi sul Duomo di San Gimignano chiamato anche Collegiata di San Gimignano che vi consiglio di visitare anche all’interno.

Il Duomo di San Gimignano è senza dubbio fra i monumenti più significativi della città. Lo spazio interno della chiesa, a pianta basilicale, è ritmato da quattordici classiche colonne tuscaniche in pietra, di cui dieci di forma rotonda e quattro ottagonali. Le pareti della chiesa sono interamente coperte da affreschi che raccontano le Storie del Nuovo e del Vecchio Testamento dipinte da illustri pittori della scuola senese del XIV secolo. Sulla parete destra è possibile ammirare un ciclo di affreschi del Nuovo Testamento, capolavoro di Lippo e Federico Memmi. Si tratta di un ciclo pittorico di grande potenza evocativa e di splendore iconografico, chiaramente ispirato ai canoni di Simone Martini. Sulla parete di sinistra sono narrate le Storie del Vecchio Testamento, realizzate nel 1367 da Bartolo di Fredi. L’interno conserva inoltre le decorazioni policrome tipiche delle chiese medievali, come la magnifica volta a crociera dipinta di blu e gli intradossi delle arcate che separano le navate, decorate con un motivo a bande tipico del gusto toscano. Nel Duomo è inoltre possibile ammirare un gioiello del Rinascimento, la Cappella di Santa Fina ove hanno lavorato insieme tre artisti fiorentini di grande fama: un architetto, Giuliano da Maiano, uno scultore, Benedetto da Maiano e un pittore, Domenico Ghirlandaio. Tale capolavoro è dedicato alla santa più cara a San Gimignano la quale, colpita giovinetta da una grave malattia volle giacere per il resto dei suoi giorni su una tavola di legno che, al momento della sua morte, fiorì di viole gialle. Ogni anno, a marzo, le viole di santa Fina fioriscono rigogliose in mezzo alle dure pietre delle torri che costituiscono il celebre profilo della città medievale.

VISITE GUIDATE:
Il tuo tour all’interno del complesso museale del Duomo e della città di San Gimignano potrà essere effettuato con l’accompagnamento di guide turistiche autorizzate.

Per informazioni e prenotazioni:
Tel. +39 0577 286300
booking online
email: info@duomosangimignano.it

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Il Duomo di San Gimignano